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Nimbya: il paese degli immobilisti - la Torino Lione
Pagina pubblicata la prima volta il 2 luglio 2011 - ampliata e
aggiornata il 22 luglio
Indice
Alla pagina generale sulla politica italiana
Uno spunto per la discussione
Come spunto per l'inizio della discussione, prendiamo la questione
"No TAV". Il quotidiano La Stampa ha pubblicato l'opinione contraria
alla Torino - Lione di due professori dell'Università, con il
titolo "Il
futuro non passa da quella linea".
Questa è la mia risposta puntuale, inviata anche al direttore
del giornale ma non pubblicata.
Gentile Direttore,
vorrei rispondere ai punti sollevati nell'editoriale a firma di Ugo
Mattei e Livio Pepino, che esprime una posizione contraria alla
realizzazione della nuova ferrovia ad alta velocità in Val di
Susa.
Punto 1: i progetti di infrastrutture si fanno sul futuro, non sul
presente o peggio sul passato. Non appena è disponibile un
servizio migliore, il suo uso cresce molto rapidamente, tanto che
l'esito di molti progetti dimostra che le previsioni iniziali erano
insufficienti per difetto.
Punto 2: occorre capire la differenza tra costi ed investimenti, se
non si capisce questo... Qui si tratta di creare lavoro e sviluppo,
quello che si "spenderà" pagherà il lavoro di chi
costruisce un'infrastuttura, creando lavoro in modo diretto, per chi
realizza l'opera, ed indiretto, consentendo lo sviluppo
dell'economia. Non è un "costo".
Punto 3: sì, siamo sicuri che un disagio temporaneo per
alcuni porterà un grande vantaggio per tutti, diminuendo
l'uso di camion, vetture ed aeroplani per un futuro molto lungo.
Negarlo è solo egoismo localistico. I lavori sono anche
lunghi, ma l'opera servirà molto più a lungo - se nel
XIX secolo avessero ragionato così, attraverseremmo le Alpi
solo con i muli.
Punto 4: Non merita risposta, è retorica da bar.
Punto 5: Di confronti ce ne sono stati anche troppi, è ora di
lavorare.
Non c'è motivo al mondo per fermare un'opera che crea posti
di lavoro, sviluppo, rivolta al lungo termine, molto vantaggiosa per
l'ambiente perché diminuirà tutti i tipi di traffico
inquinante. Lo dimostra l'esperienza concreta dell'alta
velocità italiana, che oggi sta strappando vaste quote di
mercato all'auto ed all'aereo! Lo so bene perché ne sono un
utente, non considero più l'auto per andare a Milano,
Bologna, Firenze e per Roma la preferisco all'aereo. Si potrebbero
spostare su ferrovia anche gran parte delle merci, se si volesse. Ma
questi signori non erano i nemici del traffico su gomma? La loro
incoerenza è stupefacente.
Intanto gli svizzeri, che ci tengono all'ambiente del loro paese,
stanno facendo rapidamente il nuovo traforo del San Gottardo e tutto
il sistema AlpTransit!
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Un Paese fermo al palo
Non esiste opera pubblica in Italia per la quale non ci sia almeno
un movimento "No X". L'argomento base è che "X non serve ed
è nocivo per l'ambiente". Al posto di X ci può essere
qualsiasi cosa: strade, ferrovie inceneritori, centrali elettriche a
carbone, centrali elettriche a gas, campi eolici, impianti
fotovoltaici, elettrodotti, rigassificatori, impianti a biomassa
ecc. ecc. Siamo il paese dove il NIMBY (Not In My BackYard, non nel
mio cortile del retro), vale a dire l'opposizione a qualunque opera
vicino a casa propria, è così pervasivo che potremmo
chiamarci Nimbya.
Il sistema giudiziario amministrativo aiuta molto i comitati. I TAR
(sigla di Tu Avrai Ragione secondo uno dei miei maestri; oppure
Trattamento Acque Reflue negli stabilimenti industriali) fermano
lavori dalle Alpi alla Sicilia. Il fermo dei lavori è
rapidissimo, i tempi del contenzioso poi sono indeterminati, col
risultato che qualunque opera va incontro ad uno di questi esiti:
- non viene realizzata;
- viene realizzata con ritardo di decenni e costi enormi;
- rimane incompleta ed inutilizzabile;
- viene stravolta al punto di essere poco utile.
L'autostrada Asti-Cuneo ne è un esempio. Finanziata la prima
volta nel 1998 non è ancora finita, si prevede che la
costruzione vada avanti almeno fino al 2013 (in altri tempi,
l'autostrada del Sole fu fatta in 8 anni, dal 1956 al 1964, da
Milano a Napoli). Il percorso è assurdo, in quanto è
il risultato di veti incrociati, richieste di vari enti e privati,
tentativi di riduzione dei costi. Quando sarà finita
servirà a poco. Così si darà ragione a quelli
che la consideravano inutile - in effetti il metodo dell'opposizione
aprioristica all'italiana riesce a realizzare le proprie previsioni:
l'opera, se è realizzata, diventa così costosa,
tardiva e difforme dal progetto originale che non serve più.
Ci sono comunque eccezioni. La dorsale ad alta velocità da
Torino a Napoli dopo tempi lunghissimi è adesso operativa,
mancano soltanto gli adeguamenti di alcuni nodi nelle principali
città, e sta dimostrando la sua utilità. La richiesta
cresce costantemente ed il treno è diventato il mezzo
preferito per andare da Milano a Roma e viceversa. Perché
è comodo, consente di usare telefono, computer ed Internet
mentre si viaggia, ed i tempi sono paragonabili a quelli dell'aereo
se si considera che non occorre arrivare in stazione in anticipo,
non ci sono controlli di sicurezza assurdi (vedi anche un nostro vecchio argomento) e si arriva
direttamente in centro città. Su percorsi più brevi,
tipici dell'Italia, come Torino-Milano, è ormai un servizio
per i pendolari, con treni zeppi al punto di non bastare più.
Certo ci sono voluti molti anni: i processi di approvazione sono
farraginosi, i contenziosi non si contano, le opere a favore delle
comunità attraversate costano quanto la linea se non di
più.
Pensiamo infatti alle estensioni della rete ad alta velocità
verso Genova e Venezia/Trieste: una ferma per contenziosi e mancanza
di fondi, l'altra che va avanti a singhiozzo anche qui con mille
contrasti su tutto, a partire dal percorso. Visto l'enorme successo
della Torino-Milano, la Milano-Genova si può prevedere che
sia altrettanto importante, se non di più. Infatti Genova
essendo un porto non è un semplice punto di arrivo, a
differenza di Torino che, per volontà dei No TAV, è
obbligata a rimanere un cul de sac. Almeno per qualche decennio.
Vediamo che i programmi satirici della televisione spesso si
occupano di opere incompiute. Mai che si spieghi che cosa è
successo veramente.
L'esperienza della rete ad alta velocità (che si può
abbreviare AV, meglio che TAV che in origine è il nome di una
società) dimostra quanto possa crescere un servizio appena
comincia a funzionare. In tutti i paesi avanzati si è capito
che le ferrovie veloci sono un'ottima soluzione: concorrenziali in
modo schiacciante con l'auto ed a certe condizioni vantaggiose anche
rispetto all'aereo. Così si difende l'ambiente, creando una
valida alternativa che porti la gente ad abbandonare le vecchie
soluzioni perché non sono più valide, a favore di
mezzi migliori per chi li usa, che però sono vantaggiosi
anche per la collettività e l'ambiente.
L'ideologia dei No X si basa su alcuni presupposti non dichiarati:
- i mezzi "ecologici" devono essere scomodi e faticosi
- le soluzioni "non ecologiche" devono essere penalizzate con
tasse, multe, proibizioni
- lo sviluppo economico è un male
- la tecnologia è nociva
- a casa mia mi devono lasciare in pace, non voglio cantieri
sotto casa (NIMBY)
Per loro l'unico mezzo di trasporto ammissibile è la
bicicletta (anche se alle manifestazioni vanno in pullman). Vivono,
a parole, in un'utopia bucolica, non avendo la più pallida
idea di che cosa sia la vita veramente "naturale", cioè
spaccarsi la schiena sui campi (le macchine non ci devono essere),
alzarsi ogni giorno all'alba, non avere giorni di festa ecc. ecc.
Per loro la vita naturale è quella dell'accampamento No X,
dove uno se la spassa salvo i momenti in cui ci si scontra con le
forze dell'ordine. O forse anche in quei momenti, dato che ci sono
persone che si divertono con la violenza.
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Dire no è facile
Perché i No X hanno tanto successo?
Prima di tutto perché dire no è facile. E' facile
criticare e trovare difetti in qualcosa che altri vorrebbero fare o
stanno facendo. Quello che è difficile è fare progetti
concreti e poi realizzarli. Chi in vita sua ha provato a lavorare
sul serio, vale a dire a realizzare qualcosa, sa benissimo che ci
sono alcune regole universali:
- l'ottimo è nemico del buono;
- non esiste un progetto senza difetti;
- ogni soluzione ha i pro ed i contro;
- ma anche il non fare ha i pro ed i contro;
- una volta presa una decisione, non si può ridiscuterla
continuamente, si deve procedere.
Soltanto chi non ha mai realizzato niente crede nei progetti
perfetti e nelle soluzioni che vanno bene per tutti. Chi lavora sa
che arriva il momento in cui si deve portare a termine la soluzione
scelta, lasciando i miglioramenti al prossimo progetto, altrimenti
non si finisce mai. Se si insegue l'ottimo, si ottiene il nulla.
Ma il fare nulla ha vantaggi e svantaggi esattamente come il fare
qualcosa. Perché significa semplicemente attenersi a
soluzioni vecchie in un mondo che cambia. Ad esempio, non fare le
centrali nucleari vuol dire fare qualche cos'altro, se non si vuole
restare con gli impianti attuali ed i loro problemi. Io sono
d'accordo che in Italia oggi il nucleare non conviene, però
allibisco vedendo l'opposizione feroce a tutte le alternative, a
partire dal sole e dal vento tanto sbandierati in funzione
antinucleare. Vorrei far notare che neanche le candele sono tanto
ecologiche.
Però i No X non se ne curano: l'importante è fermare X
sbandierando qualcos'altro; la soluzione alternativa
diventerà poi il nuovo X nel momento in cui si comincia a
perseguirla veramente - anche perché lo farà qualcun
altro, dato che i No X sanno dire no ma non sanno progettare nulla.
Alle conseguenze del No non si pensa. Mancando la conoscenza del
mondo reale, si penssa che la soluzione arriverà da
sé. In particolare lo sviluppo economico è un male, si
vive più felici senza. Non si considera che questo "senza"
include non solo gli aspetti negativi, come lo sfruttamento
eccessivo delle risorse, l'inquinamento dell'ambiente, l'alienazione
delle persone, e così via, ma anche quelli positivi che diamo
per scontati: le cure mediche , le pensioni, i posti di lavoro, le
macchine che ci tolgono la schiavitù del lavoro manuale. Chi
idealizza il passato non sa quanto fosse dura, spiacevole e breve la
vita soltanto ai primi del '900. Ma con la popolazione attuale non
si può neppure tornare indietro di un secolo o due,
perché tornando ai mezzi di allora ci sarebbero miliardi di
morti per fame.
E' inutile dire che ci sono morti di fame anche oggi. Sappiamo
quanto è ingiusto e ineguale il mondo in cui viviamo. Ma qui
parliamo di sviluppo contrapposto a deterioramento, e su questo non
ci dovrebbero essere dubbi. Non esiste la "decrescita", attuarla
condannerebbe l'umanità alla catastrofe. Appena spariranno le
generazioni che godono di laute pensioni e si esauriranno le
ricchezze accumulate nei decenni passati, i sostenitori della
"decrescita felice" ne proveranno gli effetti sulla loro pelle, e
non sarà un bel risveglio.
E' possibile realizzare piccole isole utopistiche solo perché
tutto il mondo attorno funziona ancora. Ben diverso sarebbe se tutto
il mondo fosse così! E' come il caso dell'"autosufficienza
energetica": chiediamoci se poi chi la attua si stacca dalla rete
elettrica nazionale. La risposta è no, perché la rete
nazionale deve essere lì per venire in soccorso quando il
sistema autosufficiente non ce la fa. Anzi, quasi sempre
l'autosufficienza è solo virtuale: il bilancio in un dato
periodo è in equilibrio soltanto perché in certi
momenti si cede energia alla rete ed in altri la si preleva. Ad
esempio si cede energia prodotta col sole di giorno e si acquista
energia di notte, con bilancio pari. Senza la rete cadrebbe tutto
miseramente. Il nostro ecologista in pantofole che si vanta di
produrre più energia di quella che consuma in realtà
di sera accende la luce e la TV con energia prodotta... nelle
centrali nucleari francesi. E poi come potrebbero esistere i
pannelli fotovoltaici senza un'infrastruttura industriale che li
produca? Il nostro ecologista non sa bene quale sia il percorso
completo che dalla sabbia silicea porta al modulo fotovoltaico. Non
considera che ci sono grandi industrie che divorano energia per
estrarre e purificare il silicio e le terre rare ed infine produrre
i moduli, industrie che esistono perché ricevono energia
da... combustibili fossili e centrali nucleari.
Non si creda a questo punto che io sia contro le fonti energetiche
rinnovabili. Anzi, sono terribilmente a favore. Ma contesto la
visione utopistica che poi porta ai movimenti No X. Il punto
è che per migliorare l'ambiente in cui viviamo le
infrastrutture servono. Mentre i No X dicono esattamente il
contrario.
Del resto oggi è forte il movimento No X in cui la X di turno
sono proprio gli impianti fotovoltaici! Come dicevo prima, appena la
soluzione alternativa che è servita alla fase No X precedente
(ad esempio no al nucleare col sole che ride) comincia a diffondersi
nel concreto (vaste distese di moduli fotovoltaici), diventa oggetto
di un nuovo movimento oppositore.
Questa è la migliore dimostrazione di quanto siano
irragionevoli questi movimenti.
In un mondo ideale, per essere No X si deve essere Sì Y, ma
sul serio, con un progetto sostenibile, non uno pretestuoso che si
abbandona appena ottenuto lo scopo di fermare X. Nel mondo reale
è facile reclutare persone in buona fede con le motivazioni
più assurde, basate sul fatto che si tratta di problemi
complessi che la maggioranza non capisce. E' facile ottenere che gli
abitanti di un paese si oppongano ad un'opera, se si sbandierano gli
effetti negativi veri o presunti, specialmente poi se sono un po'
misteriosi e spaventevoli. Così il leader No X ottiene il suo
momento di gloria e di potere, mentre i cittadini fanno del male a
se stessi senza capirlo.
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Il fallimento della politica
La facilità con cui si reclutano persone innocenti per
qualunque iniziativa No X è però dovuta oggi anche a
motivi più seri e più gravi di quelli che abbiamo
esposto nel capitolo precedente. Il fatto è che la politica,
l'economia e la scienza sono sempre più screditate presso la
popolazione, per motivi seri e fondati.
Il prevalere su tutto del sistema finanzario e del denaro (virtuale)
come unica motivazione ed unica misura del successo ha ormai
corrotto la nostra civiltà in modo estremamente profondo.
Perfino la scienza, come dicevo, ha perso la credibilità
perché è luogo comune che se uno scienziato espone una
tesi, lo fa perché le sue ricerche sono pagate da qualche
industria o qualche gruppo di potere. Casi di questo genere sono
emersi spesso, rendendo cinica l'opinione pubblica. Il fatto
è che non si ha più un riferimento: non potendo essere
competenti su tutto, siamo perduti perché non sappiamo
più di chi fidarci quando non abbiamo conoscenze di prima
mano.
Il sistema dei media, poi, fa leva esclusivamente
sull'emotività e mai sulla ragione. I principali strumenti
utilizzati sono la paura ed il senso di appartenenza, i più
efficaci quando si vuole influenzare chi vive nelll'incertezza. E'
una naturale reazione difensiva ritrarsi nella propria
comunità ristretta ed opporsi a tutto ciò che
può sembrare minaccioso.
Pensiamo all'assoluta mancanza di credibilità dell'attuale
governo italiano, unita alla tragica inadeguatezza dell'opposizione.
L'intero mondo politico è incapace di esprimere un qualsiasi
progetto, si accapiglia per la difesa di interessi privati di una
grettezza agghiacciante. Ho già detto altrove che l'attuale
presidente del Consiglio è moralmente inadatto al ruolo: il
suo comportamento personale, anche se risultasse non legalmente
perseguibile, è comunque inaccettabile. Vogliamo renderci
conto che siamo governati da un ultrasettantenne che organizza
festini erotici? Uno che ogni minuto pensa solo al suo ego smisurato
ed ai suoi interessi personali? Uno che insulta l'elettorato e
l'intelligenza stessa un giorno sì e l'altro anche?
Ma anche l'opposizione è del tutto inadeguata. Nella loro
disperazione gli elettori hanno portato alla guida delle principali
città persone che sembrano fuori del solito mondo dei potenti
(Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli) ed hanno votato in grande
maggioranza ai referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo
impedimento. L'opposizione gongola ed il governo traballa, ma pochi
tra i politici fanno notare che è stata bocciata un'intera
classe politica, non una data maggioranza di governo.
In questo contesto i No X si sentono l'avanguardia dell'indignazione
popolare, anche quando si oppongono ad opere utili o addirittura
indispensabili per il Paese. Non essendo credibili i politici che le
sostengono, tutte le opere pubbliche possono essere additate come
inutili, dannose e pericolose.
Questo è un altro modo in cui i vergognosi politici che
affliggono il paese producono danno non solo al presente ma
soprattutto al futuro dell'Italia. Senza dubbio siamo un caso
estremo tra i Paesi più industrializzati. Somigliamo
maggiormente al Nordafrica, dove i popoli si sono sollevati contro i
loro governanti senescenti e corrotti.
C'è però una differenza profonda tra la "primavera
araba" e la nostra situazione. Nel Nordafrica e nei paesi arabi
c'è una rivolta del Sì, sì alla democrazia,
sì alla modernizzazione, sì allo sviluppo,
perché la consapevolezza dell'opinione pubblica è
cresciuta e si vuole uscire dal sottosviluppo. Noi viviamo
l'opposto: avendo noi ancora molti privilegi e ricchezze, la paura
ci induce al No. I giovani arabi sono pronti a costruire con le loro
mani ciò che i giovani italiani vogliono fermare.
Non dico questo per ciò che leggo sui giornali o su Internet,
ma per aver incontrato di persona giovani di vari paesi e
confrontato il loro modo di pensare e di agire. I giovani italiani
in maggioranza sono demotivati, attenti all'interesse immediato,
poco inclini allo studio, senza progetti per il futuro. I giovani di
altri paesi sono volonterosi, attivi, se manca loro una nozione la
acquisiscono avidamente, pensano al lungo termine e non al breve,
sono anche più abili nel fare il loro interesse immediato e
tenaci nel difendere i diritti.
Sembra davvero che abbiamo i politici che meritiamo. Ma ci stiamo
svegliando? Per ora vedo solo confusione.
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Contraddizioni italiane
Non vedo una via d'uscita alla situazione in cui ci troviamo.
Secondo me ci dovrebbero essere milioni di persone in piazza a Roma
a chiedere le dimissioni del governo e nuove elezioni con una nuova
legge. Invece abbiamo un po' di esagitati in Val di Susa che si
oppongono ad una FERROVIA. Non una centrale nucleare, una FERROVIA.
Il resto del mondo non capisce. Beppe Grillo li chiama eroi, ma lui
è un buffone di mestiere. Tra un uomo tragicamente ridicolo
come il presidente del Consiglio ed un buffone, si può anche
preferire il secondo. Chi scrive ha in gran parte abbandonato l'uso
dell'automobile in favore del treno: trasporto collettivo e non
privato, propulsione elettrica e non a combustione di idrocarburi.
Al TRENO si oppongono? Forse perché è veloce e comodo,
mentre per loro i trasporti devono essere lenti e scomodi?
Perché pongono l'alternativa tra treni veloci e trasporto
locale? Ma non c'è, non è un'alternativa. Non è
che non facendo l'alta velocità migliorano i treni locali, i
finanziamenti andranno semplicemente persi. E poi qui si tratta di
LAVORO per tante persone, non di sprechi. Si tratta di un'opera per
il FUTURO, non per il traffico di oggi.
Pensiamo anche ai rigassificatori, tutti col loro movimento No
rigassificatore. E' possibile che non si sappia che non sono
inquinanti? E' possibile che non si colleghino con il gas che
abbiamo in casa e con cui cuciniamo e ci scaldiamo d'inverno? Ma da
dove credono che venga, il gas? Ma che cosa credono che sia? Non si
vede il vantaggio di importare il gas con le navi e non solo con i
gasdotti? Hanno paura del rigassificatore e non del gas che hanno in
cucina? e sotto le strade di ogni città?
Il nucleare no, fa paura e l'abbiamo bocciato. Il carbone no,
inquina. Il gas no, scoppia. Le biomasse no, sono uguali agli
inceneritori. L'eolico no, rovina il paesaggio. Il fotovoltaico no,
sostituisce i campi di pomodori. Che cosa volete, agricoltura
manuale e illuminarvi con le candele? Rinuncereste al telefonino e
alla TV? A quello no, ma i ripetitori sono pericolosi. Lo avete
capito che per far funzionare i telefonini (e la TV) ci vogliono i
ripetitori?
Mi chiedevo, vedendo i filmati su Mussolini, come potessero gli
italiani seguire un pagliaccio simile. Eppure eccoci qui a seguire
un'intera compagnia di pagliacci, al governo ed all'opposizione,
quella integrata nel sistema e quella di piazza. Il pagliaccio
bunga-bunga, il pagliaccio in camicia ed il grillo urlante.
Ma quando si desterà l'Italia?
Alberto Cavallo
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